Oggi parleremo del dolore cronico, cosa è, e da cosa è scaturito!
Partiamo col dire che il dolore è un’esperienza sensoriale, creata dall’elaborazione di input da parte del nostro cervello, che poi ci fornisce l’output.
Esso può essere suddiviso in varie categorie, ma per semplicità lo andremo a suddividere in:
-Acuto
-Cronico
Il dolore acuto è quel tipo di dolore che riscontriamo quando andiamo incontro ad una lesione tissutale, esempio: “Cado e sbatto il ginocchio a terra”.
Invece il cronico è un particolare tipo di dolore perché si instaura dopo circa 12 settimane di persistenza (circa 3 mesi) e può derivare da svariate cause, sia tissutali (esempio del ginocchio=dolore meccanico) sia da altre strutture (come quelle nervose).
La più grande problematica del dolore cronico è che nella maggior parte dei casi, esso persiste anche in assenza della reale lesione del tessuto; quindi, rientriamo in un concetto che non tiene solo conto del tessuto danneggiato (modello biomedico), ma anche dall’esperienza del soggetto, come sta vivendo quella situazione, sia internamente che esternamente con i propri cari.
Così introduciamo il modello bio-psico-sociale:
Un modello sviluppatosi nel 1977, che spiega come il semplice riduzionismo al danno tissutale non possa spiegare il complesso sistema di elaborazione del dolore, che, come vediamo dall’immagine, è alterato da molteplici fattori, che possono andare a peggiorare la funzionalità e l’autonomia del soggetto nel quotidiano.
Passiamo adesso a spiegare da cosa è scaturito!
Beh, complesso da fare, perché come abbiamo visto precedentemente non è così semplice, una delle teorie più sostenute è quella della partecipazione del sistema immunitario nella persistenza della sintomatologia.
In questa Review Narrativa pubblicata nel Novembre del 2023, si cerca di prendere in considerazione l’interazione del sistema immunitario con il dolore cronico, e di come quest’ultimo possa andare ad
influenzare la persistenza della sintomatologia.
Nello studio citato si prendono in considerazione 6212 studi di cui solo 37 passano i criteri di inclusione ed esclusione; il dolore neuropatico era il più comune, con condizioni come dolore post-virale, neuropatie vascolari, traumatiche, emicrania e dolore trigeminale.
I tessuti più studiati includono la pelle, i nervi periferici e la cornea, insieme all'endometrio e ai tumori.
I macrofagi sono le cellule più studiate, seguiti dalle cellule di Langerhans e dai mastociti, facenti parte della famiglia delle cellule mieloidi, queste cellule derivano dalle cellule progenitrici del midollo osseo e si distribuiscono in vari tessuti durante l'embriogenesi.
Si ritiene che principalmente la secrezione di citochine da parte del sistema immunitario sensibilizzi i nocicettori. Queste citochine includono il TNF (fattore di necrosi tumorale) e l'interleuchina-1-beta, che vengono secrete sia dal tessuto interessato che dall'infiltrato che causa una risposta infiammatoria locale, producendo così queste citochine.
Le cellule mieloidi sono responsabili dell'iniziazione di questo processo e svolgono un ruolo importante nella fagocitosi, nella presentazione dell'antigene al sistema immunitario e nel mantenimento dell'omeostasi tissutale. Le cellule dendritiche catturano i microrganismi, migrano verso i noduli linfatici e presentano l'antigene alle cellule CD4-T, avviando così una risposta immunitaria adattiva o una tolleranza.
Le cellule di Langherhans, che si trovano esclusivamente nell'epitelio squamoso stratificato, sono una sottoclasse delle cellule dendritiche e contribuiscono al mantenimento dell'omeostasi fagocitando e distruggendo patogeni e detriti cellulari.
I monociti, principalmente presenti nel sangue, possono migrare nei tessuti in risposta a segnali chimici e di differenziarsi in macrofagi e effettori e cellule dendritiche.
Anche i granulociti, come neutrofili e mastociti, contribuiscono al lignaggio delle cellule mieloidi e all'iniziazione della risposta allergica. I neutrofili, abbondanti e responsabili della risposta alle infezioni e alle lesioni, si infiltrano rapidamente nei tessuti per fagocitare i patogeni.
Nei modelli murini, le cellule mieloidi partecipano all'iniziazione e al mantenimento del dolore cronico attraverso l'interazione con le fibre nervose. Ad esempio, i macrofagi fagocitano le parti degenerate attraverso i nervi danneggiati, rilasciando citochine proinfiammatorie coinvolte nel mantenimento del dolore.
Le cellule di Langherhans e i CD11 regolano l'ipersensibilità attraverso le chemochine e i loro recettori, mentre i neuropeptidi e la sostanza P rilasciati dalle fibre nervose modulano l'interazione tra nervi cutanei e cellule mieloidi, contribuendo all'infiammazione neurogenica.
I mastociti sono coinvolti nel dolore infiammatorio attraverso il rilascio di sostanza P, che causa la degranulazione dei mastociti, il rilascio di citochine proinfiammatorie e il richiamo delle cellule immunitarie periferiche. Nei pazienti affetti da fibromialgia e dolore diabetico si osserva un aumento delle cellule mieloidi, insieme a variazioni nella frequenza dei monociti, TNF, IL-6B e neuropeptidi, oltre alla reattività dei macrofagi.
La maggior parte degli studi ha rilevato un aumento dei macrofagi mentre alcuni hanno evidenziato la loro vicinanza alle fibre nervose:
Altri invece non hanno visualizzato nessuna differenza:
Tuttavia, pochi hanno esaminato la correlazione tra la presenza di queste cellule e il dolore percepito. Gli studi spesso utilizzano metodologie istologiche o marcatori specifici per identificare le cellule mieloidi, ma la mancanza di una classificazione chiara e di marcatori definiti può complicare l'interpretazione dei risultati.
Alcuni bias degli studi includono il limitato numero di partecipanti, i metodi di
classificazione delle cellule mieloidi e il campionamento dei tessuti, oltre alla mancanza di dati pre-morbo e post-morbo.
Altro fatto interessante da considerare è come l'infiltrazione dei monociti possa regolare l'omeostasi del tessuto e influenzare la persistenza e la progressione del dolore, impedendo ai macrofagi di risolvere l'infiammazione:
Arrivati alla conclusione dello studio gli stessi autori definiscono che ci sono ancora pochi risultati su cui basarsi:
E che le metodologie istologiche, di rappresentazione, classificazione, devono essere riviste per poter apportare una solida base a questa teoria
Quindi i take home message sono:
1- Il dolore cronico è una condizione molto complessa, caprine la complessità è già un passo avanti per la sua risoluzione.
2- Il modello bio-psico-sociale descrive al meglio le caratteristiche di tutto ciò, e deve essere preso in considerazione durante il processo riabilitativo.
3- Ultimo ma non per importanza, questi studi devono essere presi in considerazione così da migliorare l’approccio comunicativo al paziente, spiegargli qual è la problematica che lo sta affliggendo, quali sono i fattori che concorrono alla persistenza di tutto ciò e quali sono le credenze, le abitudini, lo stile di vita che alimentano il dolore, in modo da poter offrire una visione diversa e metodi di gestione del dolore!
Autore: Giuseppe Lentino, 2024
Qui sotto trovi un video di 3 minuti in cui riassumo tutto quello scritto nell'articolo, vai a dare un occhiata e lascia like e un commento
Bibliografia
O'Brien, Jayden A.; Karrasch, Jackson F. et al. Nerve-myeloid cell interactions in persistent human pain: a reappraisal using updated cell subset classifications. PAIN 165(4):p 753-771, April 2024. | DOI: 10.1097/j.pain.0000000000003106
E SE TI VA SEGUICI SUI SOCIAL